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L’esperienza è iniziata con la conoscenza delle ospiti; ognuna si è presentata eseguendo un movimento che esprimesse il proprio stato d’animo. Il gruppo ha accolto ogni gesto, ripetendolo. Già da questa attività si è osservata una partecipazione molto sentita da parte di tutte. Tra gli oggetti appartenuti a Teresa era presente un piccolo pianoforte; questo è stato usato come introduzione all’ambito musicale, poi esplorato con lo strumentario ORFF. Sono stati messi a disposizione strumenti come legnetti, maracas, metallofoni, sonagli, cembali, guiro, tamburelli. Ogni ospite ha scelto quello che preferiva in base a forma, suono e colore.
L’utilizzo dello strumentario ORFF ha portato a movimenti spontanei, integrati da musica e parola. È stata piacevole l’armonia con cui le ospiti si sono fatte coinvolgere.
L’inizio di un laboratorio è sempre una fase delicata che richiede profonda attenzione. La metodologia che pratico come Arte Teatro Terapista mi porta ad avere molta cura nel setting e nella predisposizione di tutti gli strumenti utili allo svolgimento del laboratorio; in questo caso si è trattato di casse per l’accompagnamento musicale, strumentario ORFF, quadri e oggetti appartenuti a Teresa. Per iniziare il laboratorio ho seguito le fasi del ciclo del contatto che ricalcano la psicologia della Gestalt (pre-contatto, presa di contatto, contatto pieno, post-contatto). Quest’ultima analizza il contatto tra organismo e ambiente, cioè il modo in cui la persona apre, mantiene e chiude una Gestalt nel Qui ed Ora.
Il laboratorio esperienziale è proseguito con l’approfondimento della biografia di Teresa attraverso l’esplorazione di alcuni oggetti quali un carillon, un triciclo, una carrozzina e gli abiti della piccola Paolina.
Osservare le ospiti immedesimarsi nel vissuto di questa famiglia ha dimostrato ancora una volta quanto forte sia il Teatro per tutti. Tramite le tecniche teatrali applicate con cura e ascolto dell’utenza, siamo andate oltre ogni barriera, assaporando una gioiosa partecipazione da parte di tutte.
Le ospiti, interagendo con i diversi oggetti presenti, sono potute entrare in contatto profondo con Teresa, Paolina e Paolo. Si vedeva dalle loro espressioni l’entusiasmo di sentirsi una delle figure storiche, facendo capire perfettamente quale stessero interpretando. Queste interazioni hanno creato situazioni ed esperienze piacevoli e stimolanti; le ospiti hanno gradualmente preso confidenza con questi oggetti, interagendo poi tra di loro.
Questa seconda tappa ha visto il passaggio attraverso le fasi della “presa di contatto” e del “contatto pieno”. Queste fasi sono collegate all’emozione e all’azione. La metodologia attiva e partecipativa in profondo ascolto del singolo individuo ha permesso un’armonica evoluzione di queste due fasi in cui le ospiti hanno seguito e assecondato la loro libertà espressiva con azioni collegate alle emozioni che i vari oggetti evocavano in loro. Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’applicazione del Metodo Hansen che unisce la Gestalt e le discipline teatrali. Il Metodo agisce sulla conoscenza empatica della personalità dell’allievo, nel rispetto della sua unicità. Solo così si può “e-ducare” (tirar fuori) ogni singola Persona a dare il meglio, sia artisticamente sia umanamente, partendo dalla conoscenza di sé.
Durante il laboratorio teatrale sono stati utilizzati un quadro di Teresa, una cornice vuota e un drappo rosso. Dopo aver familiarizzato con questi oggetti, è stato proposto alle ospiti un momento di immedesimazione. Il drappo rosso è stato usato come tramite per entrare fisicamente nei dipinti. Dall’osservazione del tessuto, dalla sua analisi e dalla sua consistenza, le ospiti hanno riconosciuto lo stesso drappo che si trovava nei dipinti della collezione. Ognuna ha scelto il “personaggio” che voleva rappresentare creando un personale “fermo immagine”, utilizzando anche il drappo come elemento scenografico.
È stato commovente seguire questo processo e osservare l’emozione forte delle ospiti nell’individuare il legame tra l’oggetto che avevano tra le mani e i dipinti.
È stato meraviglioso vedere come le ospiti si siano letteralmente lanciate nel vivere questa dinamica. La sessione si è conclusa con un feedback positivo e una sensazione di benessere comune.
Abbiamo potuto assistere ad una esperienza in costante evoluzione, che, di volta in volta, ha preso spunto dagli interessi, dalle domande e dagli interventi delle Partecipanti, nel tentativo di creare una situazione di benessere condiviso.Osservazione delle animatrici della RSA Pontevico
Il lavoro proposto in questa fase si è basato sulla dimensione consapevole dell’esperienza: Qui ed Ora. Consapevolezza che presuppone una certa distanza, una non identificazione con i contenuti mentali. Questa è la tecnica della Drammaterapia di Robert Landy dove gli attori non diventano i personaggi che stanno interpretando, ma avvicinano sé stessi e le loro esperienze alla performance. Si muovono attraverso un tempo reale ed un tempo immaginario, da una realtà ordinaria a una realtà teatrale. Tutto questo ha portato con positività alla conclusione della nostra esperienza teatrale.
Ogni donna ha con sé alcune immagini della propria famiglia che mostra e condivide con il gruppo. Dopo aver disegnato un albero, ogni partecipante è stata invitata a ritagliare le immagini per incollarle sull’albero in modo da realizzare un albero genealogico.
Narrazione della biografia personale e familiare. Le partecipanti al laboratorio si sono accomodate nel salottino di Teresa a piccoli gruppi, come se fossero sue ospiti. Dopo un breve momento di presentazione reciproca, con il supporto di alcune domande stimolanti, si è acceso l’interesse per il racconto di sé che si è trasformato, via via, in un “fiume in piena”. Le partecipanti hanno evidenziato la voglia, quasi l’urgenza, di raccontarsi. La puntuale registrazione delle tracce orali è poi stata riversata in un testo scritto, rispettoso delle singole autobiografie narrate, utile a valorizzare il portato memoriale delle singole personalità, che emerge attraverso la forza di vite intensamente vissute.
La funzione pedagogica dell’autobiografia è supportata da anni di studi e verifiche internazionali, avvenuti tramite la sua applicazione nel mondo del lavoro e in contesti scolastici di ogni grado. Confrontarsi con la propria storia ha una forte componente educativa; è un processo stimolante che permette di riscoprirsi e sviluppare il proprio mondo interiore. Il laboratorio ha stimolato l’ espressione creativa attraverso la realizzazione di collage fotografici; non si è trattato di creare opere d’arte, ma di esprimere sé stesse, dando forma ai propri ricordi ed emozioni. L’attenzione non è stata centrata esclusivamente sull’attività, ma soprattutto sulla creazione di un legame tra le ospiti e le educatrici. Ascoltare i singoli bisogni, prestare attenzione ai momenti di stanchezza, valorizzare gli sforzi ed escludere ogni giudizio sono stati i presupposti che hanno guidato l’intero progetto. Si è trattato di mettere a proprio agio le pazienti per poter poi entrare in piena sintonia.
Estratto rielaborato a partire da Goffi G., 2017, “Progetto Archeologie della memoria – Sistema museale della Valle Sabbia”, in De Carli C., Gilli G., Mascheroni S. (eds.), Una relazione di senso. Patrimoni culturali e Alzheimer. Linee guida e sperimentazioni a confronto per una comunità di ricerca e di pratica, Milano, EDUCatt, pp. 143-148.
Le ospiti sono state intervistate con domande mirate sulle loro vite, in modo tale da far emergere un racconto preciso della propria biografia; sono stati toccati principalmente ricordi di gioventù e altri legati alla vita lavorativa e sentimentale. “Mi ha dato tanto il mio lavoro: emozioni, gratificazioni, ricordi che mi porto indelebili nel cuore, sempre”, dal racconto autobiografico di Emilia.
Ogni partecipante ha mostrato alle altre ospiti una propria fotografia da giovane. In seguito è stata messa a disposizione una tavoletta con tracce segnate a matita; ogni ospite ha colorato gli spazi a piacimento e successivamente ha ritagliato e incollato al centro la propria foto, in rilievo rispetto al fondo.
Incontrare queste donne, tuffarci nelle loro vite e nei loro sentimenti è stata una grande emozione; ci siamo sentite accolte ed attese con gioia. È stato bello ascoltarle, lavorare con loro, essere partecipi delle loro riflessioni e dei loro pensieri. Un filo rosso ha unito i nostri cuori in momenti di empatia ed affetto reciproco. La condivisione di esperienze intime e profonde che è nata dai nostri incontri è stata un grande dono che ci ha arricchito e toccato.
L’ultimo incontro ha previsto la realizzazione di un album contenente le foto dei laboratori e le frasi significative raccolte dalla biografia. Il clima rassicurante creatosi all’interno del gruppo ha permesso alle ospiti di raccontarsi liberamente e venire ascoltate; ne è risultata una partecipazione ai laboratori sempre molto attiva e via via più intensa.
La visita guidata del centro storico di Pontevico è stata la prima iniziativa del progetto. Le partecipanti sono state preparate tramite colloqui preliminari con la psicologa (Sara Avanzini), affiancata dalle educatrici del Servizio di animazione. Uno specifico intervento della storica dell’arte (Michela Valotti) ha fornito lo spunto, la motivazione affettiva, ad intraprendere il percorso di approfondimento sulla fondatrice,Teresa Giroldi Forcella, e sulle attività connesse.
Fondamentale è stato l’apporto di Gianni Geroldi, con il quale sono state definite le tappe dell’itinerario che ha toccato la piazza principale e il suo monumento ai caduti, la sede del Comune e i Palazzi storici del centro, l’Abbazia dei Santi Tommaso e Andrea apostoli, l’Istituto Cremonesini ma, soprattutto, l’antico Palazzo della famiglia Giroldi che ha ospitato il Ricovero fondato da Teresa. La visita ad alcune sale del Palazzo, al suo giardino e, soprattutto, il momento conviviale connesso, ha consentito alle partecipanti di socializzare, riannodando idealmente i legami con Teresa.
Storytelling dei luoghi selezionati e visti (in esterno), attraverso la voce narrante di Gianni Geroldi, guida storica di Pontevico.
La narrazione dei punti di interesse selezionati è stata condotta a bordo del mezzo messo a disposizione dalla Fondazione, a causa delle difficoltà di movimento di alcune partecipanti. La visita all’antico Palazzo Giroldi, prima sede del Ricovero, a Chiesuola, ha consentito di “respirare” l’atmosfera del primitivo contesto di vita di Teresa. Il giardino fiorito, in particolare, ha catturato l’attenzione delle ospiti che hanno chiesto di essere “immortalate” con uno scatto fotografico a fianco delle aiuole e dei vasi. Il momento conviviale che ne è seguito, sotto il portico di Palazzo Giroldi, ora struttura ricettiva, ha favorito la socializzazione e lo scambio dell’esperienza.
La visita guidata alla città di Cremona è stata l’ultima attività, a margine dei laboratori creativi. Concordata e svolta con il prezioso supporto di Gian Carlo Corada, storico di Cremona, l’uscita ha avuto la finalità di visitare i luoghi dell’ultimo periodo della vita di Teresa che abitava in un palazzo affacciato su Piazza Roma.
L’itinerario ha contemplato il Teatro Ponchielli: i dati emersi dalla lettura dei documenti antichi ci confermano l’interesse della famiglia Giroldi Forcella per la musica. Infatti, risulta che Teresa disponesse di due palchi presso il Teatro. Qui le ospiti hanno seguito la presentazione della storia del teatro e della sua attività, a cura del Sovrintendente e Direttore artistico, Andrea Cigni. Si sono poi accomodate nel foyer per consumare il pranzo, preparato dallo storico locale annesso (Gran Caffè del Teatro Ponchielli). In un secondo momento, l’itinerario ha previsto una sosta in Piazza Roma, ricca di statue e fontane. Percorrendo la via che affianca il palazzo di Teresa, la visita si è conclusa in Piazza Duomo.
Storytelling dei luoghi selezionati e visti, attraverso la voce narrante di Gian Carlo Corada.
L’uscita ha previsto la sosta nei punti di interesse e il percorso a piedi da Piazza Roma al Duomo.
Gli spostamenti sono sempre avvenuti con il mezzo messo a disposizione dalla struttura.
Il momento conviviale a margine della visita del Teatro (in particolare, la platea) ha avuto un forte valore socializzante e di condivisione dell’esperienza, in un luogo unico.
Leggi l’articolo Nobildonna di cuore:omaggio a Teresina in La provincia Cremona.
Presentazione ai parenti delle visite e dei laboratori svoltisi nelle settimane precedenti. L’esperienza è stata arricchita dall’ausilio di materiale multimediale. Consegna a tutti i partecipanti di un album-ricordo con le tappe dell’esperienza documentate da fotografie personali, confezionato da Gabriella Goffi e Grazia Maccarinelli.
Narrazione in forma di dialogo della storia di Teresa e del lascito patrimoniale proveniente dall’antico Ricovero di Chiesuola. Alcune ospiti, con il supporto di Sara Avanzini, Michela Valotti e delle animatrici, hanno condotto un’attività sperimentale di mediazione del patrimonio della Fondazione, destinata ai familiari delle partecipanti al progetto.
Incontro con gli studenti del corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione. Seminario: Dare forma all’esperienza, attraverso l’arte. Persone, luoghi, accadimenti. Una riflessione a più voci, a novant’anni dalla pubblicazione di Art as Experience di John Dewey (1934).